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Pac 23-27, il Piano strategico nazionale muove i primi passi. E la Sicilia fa la sua parte

Nel rispetto della tempistica definita, il ministero delle Politiche Agricole ha predisposto la Relazione 2021 sul piano strategico della PAC CCI2023IT06AFSP001 articolato e importante base di avvio del confronto con la Commissione Europea, composto da circa 1500 pagine. In questa sfida che ha caratterizzato gli ultimi mesi del 2021, il Ministero, le Regioni con i Dipartimenti Agricoltura, i dipartimenti DISR2, DISR3, Crea ed Ismea, hanno potuto contare sul contributo della Rete Interregionale della Ricerca Agraria Forestale acquacoltura e Pesca. Il Dipartimento Agricoltura dell’assessorato della Regione Siciliana, ha partecipato ai gruppi di lavoro, in remoto, indispensabile per la caratterizzazione degli interventi previsti dalla nuova PAC. L’Italia è intenzionata a rafforzare il ruolo strategico del settore agricolo, alimentare e forestale nell’ambito del complessivo sistema economico nazionale e nel contesto europeo e internazionale. Le scelte fondamentali che orienteranno il Piano Strategico della PAC 2023-27 (PSP) riguardano:

La transizione ecologica del settore agricolo, alimentare e forestale

In totale circa 10 miliardi di euro, tra I e II pilastro, sono destinati ad interventi con chiare finalità ambientali, a cui si aggiungono gli altri interventi che concorrono comunque alla transizione ecologica del nostro sistema produttivo. In questo quadro grande importanza assumeranno i 5 eco-schemi nazionali, a cui sarà destinato il 25% delle risorse degli aiuti diretti, che sosterranno le aziende nell’adozione di pratiche agro-ecologiche per la sostenibilità climatico-ambientale. Gli eco-schemi opereranno in sinergia con i 26 interventi agro-climatico-ambientali – ACA (1,5 miliardi di euro), interventi a favore della forestazione sostenibile (500 milioni di euro), investimenti produttivi, non produttivi e infrastrutturali a finalità ambientale (650 milioni di euro), con le azioni ambientali previste nell’ambito degli interventi settoriali e gli investimenti ambientali del PNRR, parte integrante di questa strategia.

Agricoltura biologica e zootecnia biologica, priorità strategiche del Piano

Il Piano riconosce l’importanza dell’agricoltura biologica, come tecnica di produzione privilegiata per concorrere al raggiungimento di tutti gli obiettivi ambientali previsti; con questa finalità, al settore sono destinati circa 2,5 miliardi di euro(*) nel quinquennio nell’ambito dello sviluppo rurale. Lo stanziamento già previsto dallo sviluppo rurale (1,5 miliardi di euro) viene infatti integrato con una dotazione aggiuntiva di circa 1 miliardo di euro, in parte trasferiti dal primo pilastro (90 milioni di euro/anno) in parte provenienti dall’incremento del cofinanziamento nazionale.

Foto tratta da www.leo-italy.eu

Un importante investimento sul benessere animale per il rilancio della zootecnia in un’ottica sostenibile

Il rilancio della zootecnia italiana e della sua competitività passa inevitabilmente attraverso una grande attenzione alla sostenibilità. Con questo obiettivo, una quota rilevante delle risorse per gli eco-schemi è dedicata al benessere animale e alla riduzione dell’uso dei farmaci in zootecnia, per contrastare una vera e propria emergenza sanitaria globale, rappresentata dall’antimicrobico resistenza (circa 1,8 miliardi di euro). Questa iniziativa è accompagnata da altri importanti interventi nello sviluppo rurale per l’adozione di buone pratiche zootecniche per il benessere animale (330 milioni di euro), per impegni finalizzati a migliorare la gestione degli effluenti zootecnici (70 milioni di euro) e del PNRR.

Un sistema di aiuti al reddito più equo

Prosegue il processo di progressiva perequazione del livello del sostegno al reddito, prendendo a riferimento l’intero territorio nazionale. Il riferimento all’Italia come regione unica mette in atto – attraverso la convergenza interna – un sensibile riequilibrio nella allocazione delle risorse dei pagamenti diretti, a vantaggio delle aree rurali intermedie e delle aree rurali con problemi di sviluppo, nonché a vantaggio delle zone montane e di alcune zone collinari interne. Contestualmente, viene destinato il 10% della dotazione nazionale al sostegno ridistributivo, focalizzando l’attenzione sulle aziende medio-piccole; anche in questo caso non sono previste differenziazioni a livello territoriale, con ricadute a vantaggio delle aree rurali intermedie e delle aree rurali con problemi di sviluppo.

Attenzione ai comparti produttivi con maggiori difficoltà

Al fine di tenere conto delle sfide e delle difficoltà che settori e prodotti, importanti per motivi sociali, economici o ambientali, si trovano ad affrontare e allo scopo di migliorare la relativa competitività, sostenibilità e qualità, la Strategia destina il 13% della dotazione dei pagamenti diretti al sostegno accoppiato. A questo si aggiunge un ulteriore 2% di risorse da destinare al sostegno delle colture proteiche, in modo da ridurre il relativo deficit dell’Italia e dell’Unione, sostenendo colture che consentono anche di conseguire un miglioramento della sostanza organica nel suolo.

Nuovi strumenti di gestione del rischio, in grado di garantire una più ampia partecipazione degli agricoltori

Quasi 3 miliardi di euro destinati alle assicurazioni agevolate e al nuovo fondo di mutualizzazione nazionale, cui concorrono anche gli agricoltori attraverso una trattenuta del 3% dei pagamenti diretti. Per una più ampia adesione degli agricoltori è stata prevista l’attivazione per tutte le aziende agricole beneficiarie di pagamenti diretti di una copertura mutualistica di base contro gli eventi catastrofali meteoclimatici, attraverso l’istituzione di un Fondo mutualistico nazionale. Questo intervento si integra con il sostegno alla sottoscrizione di polizze assicurative agevolate, che coprono le perdite causate da avversità atmosferiche, epizoozie, fitopatie o infestazioni parassitarie.

Rafforzamento della competitività delle filiere

Il miglioramento della posizione degli agricoltori lungo la filiera non può prescindere dal miglioramento della competitività delle stesse, da una maggiore integrazione dei diversi attori, dalla gestione dell’offerta, dall’ammodernamento delle strutture produttive. Il Piano è ricco di iniziative in questa direzione attraverso interventi settoriali dedicati ai settori vitivinicolo, ortofrutticolo, olivicolo, apistico e pataticolo, attraverso il sostegno agli investimenti dello sviluppo rurale, ma anche iniziative di cooperazione finalizzati a migliorare i rapporti tra gli attori delle filiere anche a livello locale.

I giovani un patrimonio per il futuro

Il Piano prevede di potenziare le politiche in favore dei giovani, integrando gli strumenti del primo e del secondo pilastro, in modo da mobilitare complessivamente 1.250 milioni di euro. I giovani agricoltori sono infatti più recettivi all’innovazione e alla digitalizzazione, quindi più pronti ad affrontare le nuove sfide della competitività e della resilienza del settore agricolo. Con questi obiettivi, il 2% del massimale dei pagamenti diretti (350 milioni di euro) sarà utilizzata come sostegno complementare al reddito per i giovani agricoltori e l’1% sarà trasferita al secondo pilastro. In questo modo, lo stanziamento già previsto nello sviluppo rurale (540 milioni di euro), viene integrato con una dotazione aggiuntiva di circa 360 milioni di euro(**), in parte trasferiti dal primo pilastro, in parte provenienti dall’incremento del cofinanziamento nazionale.

Maggiore equità e sicurezza nelle condizioni di lavoro

La strategia intende promuovere il lavoro agricolo e forestale di qualità, favorendo maggiore trasparenza agli aspetti contrattuali e più sicurezza sui luoghi di lavoro. Saranno rafforzati i servizi di consulenza aziendale, che dovranno comprendere, tra le altre materie, anche l’assistenza sulle condizioni di impiego e gli obblighi dei datori di lavoro, nonché la salute e la sicurezza sul lavoro e l’assistenza sociale nelle comunità di agricoltori. Analoghi impegni saranno previsti anche a carico degli interventi settoriali.

Diversità e attrattività delle aree rurali. Un patrimonio da valorizzare

Le aree rurali del nostro Paese sono un patrimonio di diversità da salvaguardare e valorizzare. Il legame dei nostri prodotti alimentari con il territorio, i paesaggi tradizionali, il patrimonio naturale e culturale rappresentano un valore non solo per la competitività del settore, ma anche per la tenuta socio-economica del territorio. Oltre che con il LEADER, iniziativa di riferimento per lo sviluppo locale delle aree rurali, il Piano offre ai territori diversi strumenti di intervento che attraverso la cooperazione possono favorire lo sviluppo dei territori (Distretti del cibo, biodistretti, smart village, contratti di fiume) e l’integrazione con l’altrettanto rilevante SNAI.

L’incentivazione alla diffusione della gestione forestale sostenibile

La diffusione della gestione forestale sostenibile perseguita con gli strumenti dello sviluppo rurale, attraverso strumenti di pianificazione forestale, ma anche prevedendo il sostegno a tutti quegli interventi che possano migliorare la prevenzione dai danni causati dai disturbi naturali e dagli eventi climatici esterni ai popolamenti forestali.

Il sistema della conoscenza (AKIS) a servizio della competitività e della sostenibilità

Al fine di supportare le imprese agricole e forestali nell’adozione di tecniche produttive più sostenibili e innovative, l’introduzione di nuove tecnologie, è stato fatto uno sforzo importante per superare la frammentazione del sistema della conoscenza, proporre strumenti più efficaci e favorire maggiore integrazione tra consulenza, formazione, informazione e gruppi operativi per l’innovazione.

Osservatorio.neorurale@regione.sicilia.it

* Comprensividelle risorse da trasferire allo sviluppo rurale nell’esercizio finanziario FEAGA 2028

** Comprensivi delle risorse da trasferire allo sviluppo rurale nell’esercizio finanziario FEAGA 2028

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