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Il cavolo trunzo di Aci, un ortaggio speciale da riscoprire. Come utilizzarlo in cucina

di Mariagrazia Pavone

“Sei una testa di trunzo acitano” questo è l’ironico appellativo che i catanesi usavano dire ai loro vicini acesi per denigrarli nelle dispute campanilistiche dove trunzo, dallo spagnolo torsolo, sta per testardo. Il povero cavolo trunzo, un cavolo rapa (Brassica oleracea var. gongylodes) è, a dispetto dell’uso che si è fatto del suo nome, tutt’altro che privo di qualità. Il cavolo trunzo di Aci si riconosce grazie alle tipiche striature viola, la sua particolarità risiede nella coltivazione, in particolar modo nella località in cui viene coltivato: alle pendici dell’Etna. È qui, ad Acireale e nei comuni limitrofi, che le sostanze presenti nel suolo lavico donano all’autentico cavolo trunzo quel inconfondibile gusto e unicità esaltandone le sue caratteristiche e proprietà. Così come gli altri parenti delle cruciferae, il cavolo trunzu contiene molti minerali e vitamine, in particolar modo le vitamine B e C che lo rendono un “super” ortaggio.

Proprio grazie a queste caratteristiche si attribuiscono al cavolo l’azione antiossidante e la stimolazione della morte cellulare delle cellule tumorali. Si tratta di uno dei più potenti alimenti antiossidanti che abbiamo a disposizione, analizzati all’interno della scala ORAC (Oxigen Radical Absorbance Capacity- Dipartimento di agricoltura americano). È possibile gustare questo eccellente ortaggio durante due cicli di produzione: uno fra maggio e giugno; un altro durante il periodo dell’autunno, tra ottobre e novembre. Il cavolo Trunzo è diventato un Presidio Slow Food e attualmente ad Acireale vi è un solo produttore coinvolto nella produzione biologica. Viene utilizzato nella cucina tipica del territorio prevalentemente crudo a insalata o stufato da solo o con la pasta. Alcuni ristoranti e alcune pizzerie hanno iniziato a inserirlo nel loro menù, alcune friggitorie lo hanno sposato addirittura con il più tipico dei prodotti siciliani, l’arancino.

Preparazione

Pulite il cavolo e mettete da parte le foglie, sbucciate la rapa, e tagliate a dadini. Fate bollire in una pentola l’acqua, salate e aggiungete i dadini di cavolo e le foglie tagliate a striscioline. Cuocete per 15 min circa. Una volta cotto scolate il cavolo e le foglie e aggiungetelo in padella con la cipolla, che avete precedentemente soffritto e il pomodoro tagliato a dadini. Fate amalgamare il tutto per qualche minuto. Cuocete la pasta nell’acqua di cottura del cavolo e una volta cotta, scolate e saltate in padella. E per finire – se desiderate esaltare tutti i sapori – mettete una manciata di formaggio pecorino grattugiato sugli spaghetti.

Mariagrazia Pavone

Nata e cresciuta in Sicilia, un’anima campagnola e una passione immensa per le tradizioni. Ha ereditato dai nonni, contadini mezzadri, il rispetto e la cura per la terra, per i suoi frutti e l’importanza del vivere sapendo aspettare i ritmi e i cicli della Natura. Laureata in Economia e gestione delle imprese turistiche e specializzata in sistemi agricoli e sviluppo turistico coniugando le sue conoscenze sul turismo relazionale integrato e il management del turismo enogastronomico. Si occupa, tra l’altro, di coordinamento, progettazione e realizzazione di servizi legati al turismo rurale e al tempo libero.

Mariagrazia Pavone

Nata e cresciuta in Sicilia, un’anima campagnola e una passione immensa per le tradizioni. Ha ereditato dai nonni, contadini mezzadri, il rispetto e la cura per la terra, per i suoi frutti e l’importanza del vivere sapendo aspettare i ritmi e i cicli della Natura. Laureata in Economia e gestione delle imprese turistiche e specializzata in sistemi agricoli e sviluppo turistico coniugando le sue conoscenze sul turismo relazionale integrato e il management del turismo enogastronomico. Si occupa, tra l’altro, di coordinamento, progettazione e realizzazione di servizi legati al turismo rurale e al tempo libero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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