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Parla l'esperto
Foraggi e materie prime per l’alimentazione animale, ecco come uscire dalla crisi e salvare la zootecnia siciliana

di Vincenzo Chiofalo*

Foraggi e materie prime per l’alimentazione animale: possiamo farcela? Come? Siamo anche noi dentro la tempesta perfetta? Siamo inermi o in condizioni di navigare? Quali gli strumenti per affrontare la situazione attuale? Se vogliamo continuare possiamo farlo ma salvare il salvabile è l’obiettivo da perseguire con forza e determinazione quindi dobbiamo scegliere se salvare le nostre produzioni animali e per esse quali gli strumenti da mettere in campo. Alcune riflessioni per comprendere cosa succede. Diciamolo pure, siamo coinvolti in pieno in questa tempesta, con gli allevatori che tentano, appunto, di salvare il salvabile essendo anche loro stravolti da questa piena di crisi inarrestabile. Partiamo dalle materie prime, al centro della bufera con tutte le borse merci europee e quelle italiane che emettono prezzi da bollettino di guerra.

In un kilogrammo di mangime per animali da reddito, oltre l’85 per cento è dato da materie prime di importazione; Russia, Ucraina, Francia, Spagna, Sudamerica, Stati Uniti e potremmo ancora continuare, navi cargo che trasportano anche in Sicilia il mais provenienza Ucraina con partenza dal porto di Odessa, l’orzo, la soia, il favino, il girasole, le polpe di bietola, il pisello e via dicendo. Ma noi, cosa produciamo per l’alimentazione dei nostri animali da cui derivano latte anche per pregiati formaggi, carni anche per pregiati salumi, uova, e tanto altro? Possiamo fare a meno di queste materie prime? Possiamo pensare di produrre in Sicilia? Partiamo dai nostri bovini, ma lo stesso ragionamento vale per gli ovini, i caprini, i suini e gli avicoli, senza dimenticare le altre specie di animali da reddito, tenendo conto che gli sforzi compiuti negli anni per elevare la genetica e produrre meglio, hanno comportato giustamente il perfezionamento delle razioni alimentari degli stessi animali, rafforzando il binomio animale-alimento per produrre carne e salumi latte e formaggi, uova.

Vincenzo Chiofalo

In 1 kilogrammo di mangime per animali da reddito, oltre l’80 per cento è dato da materie prime di importazione

L’impennata dei costi anche degli alimenti per gli animali da reddito per effetto trascinamento dovuto all’innalzamento dei costi di tante altre materie prime, anche in agricoltura ha generato l’aumento dei costi dei mangimi di oltre il 60 per cento, passando così da 30 euro al quintale a 45-50 euro al quintale, con ovvie ripercussioni negative sul patrimonio zootecnico. Gli allevatori sono increduli, confusi e tentano appunto di salvare il salvabile con oggettive difficoltà, soli e impotenti a gestire una crisi cosi grave acuita ancora di più dalla guerra in Ucraina e quindi dalla mancanza di movimentazione del mais, primo cereale componente dei mangimi. Cosa fare quindi? Il primo pensiero dell’allevatore è quello di chiudere le aziende dopo avere eliminato gli animali, tenuto conto che il prezzo del latte non accenna a dare segnali di crescita, mentre per la carne è possibile macellare i capi, tra questi anche quelli più giovani non ancora pronti per produrre carne, mentre in Sicilia mancano i vitelli per produrre carne e il prezzo della carne bovina mostra segnali positivi. In questo scenario, serve puntare ad aumentare la produzione e migliorare la qualità dei foraggi.

Migliorando i foraggi, infatti, si può gestire meglio il rapporto tra foraggi e mangimi che rappresentano la razione alimentare giornaliera dei ruminanti. E riuscendo a produrre foraggi di qualità, è possibile ridurre la somministrazione dei mangimi senza i quali comunque non è possibile sostenere le produzioni e la genetica animale. Altro tema da affrontare è quello della produzione delle materie prime. Difficile pensare al mais quale fonte di amido, tenuto conto che occorre l’acqua e certamente in Sicilia è un problema, salvo in alcune aree quali il Ragusano, ma possiamo invece produrre l’orzo altro cereale che è sempre in abbinamento al mais nella formulazione dei mangimi. E tra gli alimenti proteici, a quali dobbiamo pensare per l’alimentazione dei nostri animali che potremmo produrre? Lo sforzo diventa quindi congiunto tra esperti di produzioni e coltivazioni erbacce e chi si occupa di alimentazione animale nell’ottica di un percorso comune di filiera dai campi alla tavola per produrre tenuto conto delle caratteristiche dei terreni. Quindi ora si deve pensare a coltivare tra i proteici il favino, il pisello e il lupino, individuando gli habitat e le condizioni pedoclimatiche ideali in specifiche aree della Sicilia per ridurre la dipendenza dalla soia che rappresenta la principale fonte proteica vegetale per contenuto in proteina oltre il 40 per cento, ovviamente importata dai paesi del Sudamerica.

*Ordinario di Nutrizione e Alimentazione animale – Università degli Studi di Messina e presidente del Consorzio di Ricerca Filiera Carni e Agroalimentare

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