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Parla l'esperto
Ecco cosa sono i prodotti geneticamente migliorati

Non tutti sanno che, i prodotti geneticamente migliorati rappresentano la larga maggioranza dei prodotti presenti sugli scaffali dei nostri supermercati. Per fare alcuni esempi di prodotti migliorati nell’ortofrutta, possiamo parlare di pesche raccolte in Italia già a fine maggio, ma 40 anni fa le pesche si mangiavano solo a luglio-agosto. L‘estensione della stagione di commercializzazione delle pesche è un risultato del miglioramento genetico, che ha portato alla selezione di piante a maturazione precoce. Un altro esempio sono i  pomodori ciliegini: quelli che abbiamo oggi sono totalmente diversi e decisamente migliori dei pomodori che avevamo 30-40 anni fa. Hanno tempi di conservazione, la cosiddetta shelf life, decisamente più lunghi, un fattore che riduce lo spreco e consente la commercializzazione in tutta Italia di prodotti che vengono coltivati ad es. a Pachino.

Il kiwi, un frutto, che cinquant’anni fa non esisteva. Il kiwi nella forma che oggi noi troviamo nei supermercati è nato alla fine degli anni ‘50. Anche il più tradizionale settore dei cereali è ricchissimo di innovazione genetica, gli stessi frumenti storici (cosiddetti frumenti antichi) sono il risultato dell’innovazione genetica di 80-100 anni fa, e poi i frumenti più recenti non solo sono qualitativamente migliori di quelli storici, ma a loro si deve riconoscere un innegabile ruolo nel soddisfare il bisogno di cibo dell’umanità. In altre parole, senza i frumenti moderni non ci sarebbe il pane per tutti. Un dettaglio che spesso dimentichiamo.

E’ pur vero però che i prodotti geneticamente migliorati hanno esigenze di gran lunga superiore rispetto agli antenati, in termini di mezzi tecnici come concimi, prodotti antiparassitari, ormoni, acqua per citarne alcuni. Ecco spiegato per esempio le super maggiorate e super rossissime angurie, non sempre salutari. E per il domani cosa ci aspettiamo? Secondo Luigi Cattivelli, Direttore del CREA Centro Genomica e Bioinformatica e Responsabile scientifico di Biotech, “niente di diverso rispetto a oggi”. In altri termini, “continueremo a usare la diversità genetica per selezionare le piante necessarie per assicurare il cibo a tutti. La novità è che probabilmente si potranno utilizzare nuovi strumenti per ampliare la diversità. Strumenti che inducono mutazione esattamente come farebbe la natura, ma con una elevata precisione sottraendo il miglioramento genetico alla casualità delle mutazioni naturali”.

osservatorio.neorurale@regione.sicilia.it

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