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Il progetto
Covid-19, le piante come “biofabbriche” per produrre vaccini e anticorpi

 

 L’emergere di SARS-CoV-2 ha posto diverse sfide globali che richiedono nuove soluzioni nell’assistenza sanitaria pubblica e nell’ecosistema della ricerca biomedica. Il primo ha affrontato una forte pressione sui letti d’ospedale e sul personale medico in prima linea, mentre il secondo sta vivendo un’esplosione di nuove ricerche, che porta a una letteratura a rapida diffusione. Il Covid-19 ha anche evidenziato in modo drammatico la necessità di preparazione e investimenti a lungo termine in piattaforme adatte alla produzione rapida, flessibile e sostenibile di contromisure mediche (diagnostiche, vaccini e terapeutiche) contro le malattie infettive emergenti, riemergenti e legate al bioterrorismo.

L’Italia è stato il primo paese in Europa ad affrontare un’epidemia di Covid-19 su larga scala ed è uno dei paesi più colpiti nell’UE  Considerando la situazione con la recrudescenza della malattia, il nostro sistema nazionale deve essere preparato a reagire prontamente trovando e sfruttando soluzioni nuove e flessibili. Ciò richiede uno sforzo straordinario volto a capitalizzare le competenze nazionali esistenti a diversi livelli e fornirà anche garanzie di fronte a future pandemie. Un grande sforzo dovrebbe essere fatto anche per costruire e potenziare la rete con altri paesi al fine di guidare le decisioni in una prospettiva globale tenendo sempre conto delle peculiarità nazionali.

Un team di ricercatori di ENEA, Università di Verona e Viterbo, CNR e ISS propone di utilizzare le piante come ‘biofabbriche’ per produrre vaccini, anticorpi e prodotti diagnostici contro il Covid, con l’obiettivo di soddisfare la domanda nazionale in modo rapido, efficace e a costi contenuti. L’iniziativa prevede l’utilizzo del Plant Molecular Farming, una piattaforma innovativa ma robusta e già utilizzata in altri Paesi per ottenere biofarmaci. Il progetto è descritto nello studio Plant Molecular Farming as a Strategy Against Covid-19 – The Italian Perspective”, pubblicato sulla rivista internazionale “Frontiers in Plant Science”. I ricercatori si focalizzano, in particolare, sulla possibilità di realizzare nel nostro Paese strutture per produrre ‘in pianta’ le biomolecole necessarie per lo screening diagnostico di massa, l’immunoterapia passiva e la vaccinazione, da utilizzare non solo per il Covid-19, ma anche per eventuali future nuove pandemie.

“Le simulazioni effettuate confermano che il Plant Molecular Farming potrebbe integrare efficacemente i metodi di produzione ‘tradizionali’ e per soddisfare l’intera domanda italiana di bioterapeutici (vaccini, anticorpi) e diagnostici basterebbe una serra di 12.500 metri quadri o un impianto di agricoltura verticale (vertical farming) di soli 2.000 metri quadri”, sottolineano i ricercatori ENEA. Sul fronte costi, le stime effettuate evidenziano che la realizzazione di tali strutture richiederebbe un investimento iniziale notevolmente inferiore rispetto a quello necessario per gli impianti produttivi tradizionali basati su biofermentatori per cellule di insetto o di mammifero.

Tra gli esempi di farmaci realizzati grazie alla tecnologia del Plant Molecular Farming, vi è un vaccino per l’influenza stagionale basato su particelle simil-virali (VLP, “virus-like particles”, particelle che mimano il virus ma innocue perché prive di capacità infettive) attualmente in via di commercializzazione da parte di un’azienda canadese che ha anche avviato la sperimentazione clinica di un vaccino contro il Covid. ENEA è attiva da oltre vent’anni con infrastrutture, laboratori, piattaforme tecnologiche e know-how per la ricerca in questo settore tecnologico e in particolare nello sviluppo di molecole di interesse farmaceutico come vaccini (compresi vaccini genetici potenziati da sequenze vegetali), anticorpi antitumorali, ma anche test e saggi diagnostici, come quello messo a punto in passato per il coronavirus della SARS.

osservatorio.neorurale@regione.sicilia.it

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